SALUTE

Una tosse che non passa! Cosa fare?

Ho la tosse da qualche settimana! Ormai è un mese?

Quando di dice male di stagione in questo momento dell’anno è abbastanza tipico riferirsi al sintomo della tosse. Spesso ci sembra che non passi mai o al contrario ormai ci siamo abituati ad averla per cui giriamo con caramelle per la gola e acqua per evitare quei momenti imbarazzanti in cui l’accesso tussigeno ci coglie più prepotente che mai, proprio quando non vorremmo!
La tosse è un sintomo costituito da un riflesso fisiologico e involontario delle vie respiratorie per espellere secrezioni, corpi estranei o irritanti, ma può anche essere sintomo di malattie. Generalmente essa si articola in tre fasi: inspiratoria, compressiva ed espulsiva, ed è scatenata da recettori nelle vie aeree. La tosse viene classificata secondo un criterio temporale in acuta, quanto perdura da meno di otto settimane), oppure cronica quando supera questo intervallo temporale. Sebbene la causa più frequente sia dovuta ad infezioni delle alte vie respiratorie, essa può costituire il sintomo spia di altre condizioni patologiche non necessariamente legate solo a vie aree o polmoni, ma anche cuore o patologie sistemiche. 
Come sempre, il “depositario” della nostra salute è il nostro medico curante che nel momento in cui ci rivolgiamo a lui per tale sintomo oltre a visitarci, ci porrà una serie di quesiti finalizzati a costruire la più attenta anamnesi che condurrà poi ad eventuali ulteriori accertamenti.
Il medico curante potrà definire la tosse in base alla presenza o meno di muco. Si parla infatti di tosse secca quando questa si presenta senza produzione di muco e può essere legata a irritazione della laringe o della trachea; al contrario la tosse grassa produce catarro o muco, spesso segno di un'infezione bronchiale. Prestare attenzione ad una tosse che dura da più tempo, quindi ormai cornica è fondamentale per escludere patologie più serie anche di tipo oncologico polmonare.

Quali sono le cause della tosse persistente

Negli adulti la persistenza di tosse per più settimane è un sintomo da non trascurare. In prima analisi il nostro medico curante valuterà se essa è accompagnata da febbre alta, difficoltà respiratorie: in questo caso l’eziologia più facile sarà rappresentata da una infezione delle vie aeree. Nel caso si presentasse come secca, associata a febbricola prevalentemente la sera si dovrà prendere in considerazione anche l’ipotesi di una malattia ematologica. Nei casi in cui la tosse invece si associ a dolore al petto, scadimento delle condizioni generali e magari a striatura di sangue nell’espettorato ci si dovrà rivolgere al pronto soccorso per una visita urgente.
L’importante è poi eseguire una corretta anamnesi in quanto per esempio una tosse persistente in un soggetto fumatore indica un determinato work-up diagnostico, mentre la tosse in un soggetto asmatico non fumatore con scadente controllo delle crisi asmatiche negli ultimi tempi impone una valutazione pneumologica quanto prima. Sempre dall’anamnesi potranno emergere altri dati utili alla diagnosi, come ad esempio il tipo di farmaci che si assumono e che possono scatenare il riflesso della tosse. Esistono infatti dei farmaci estremamente usati in ambito cardiovascolare per la loro efficacia nel ridurre la pressione arteriosa e contrastare lo sviluppo di una cardiopatia ipertensiva, ma che purtroppo in alcuni soggetti possono esacerbare il riflesso di una tosse secca e persistente. È questo il caso dei farmaci ACE-inibitori. Altra condizione a cui non si pensa immediatamente è poi quella legata alla malattia da reflusso gastro-esofageo.
Dal punto di vista pneumologico, sebbene le cause più comuni siano l’asma e la bronchite, non si deve trascurare la possibilità che si tratti invece di pleuriti, neoplasie o patologie cardiovascolari.

Quali indagini eseguire per una tosse che non passa

A seguito di una accurata anamnesi il medico curante ci prescriverà degli esami specifici in base all’ordine di probabilità di malattia che ci può essere. In prima analisi sarà opportuno eseguire una radiografia del torace antero-posteriore e latero-laterale per verificare se ci siano dei focolai di polmonite non evidenziabili dalla semplice auscultazione. Sulla base di questa indagine si valuterà se eseguire delle visite specialistiche, prima fra tutte quella pneumologica. Lo Pneumologo svolgerà una attenta anamnesi, rivolta in particolare a capire se vi siano delle esposizioni ambientali lavorative o domestiche a particolari allergeni o a sostanze che possano essere lesive o irritanti per il parenchima polmonare. Tra gli accertamenti pneumologici da eseguire ci sarà sicuramente la valutazione delle cosiddette prove di funzionalità respiratoria.  Queste indagini valutano per l’appunto lo stato funzionale dei polmoni, misurando i volumi d'aria, i flussi respiratori e la capacità di scambiare ossigeno e anidride carbonica. La spirometria è il test più comune, che misura la quantità e la velocità dell'aria che si può inspirare ed espirare, con l'ausilio di uno strumento chiamato spirometro. Questi test sono essenziali per diagnosticare e monitorare malattie polmonari, valutando la gravità di condizioni ostruttive o restrittive. Un dato importante potrà essere fornito anche dal test di diffusione alveolo-capillare del monossido di carbonio (DLCO), fondamentale per porre il sospetto di patologie del parenchima polmonare come la fibrosi polmonare, più o meno associata a patologie reumatologiche, o la ipertensione polmonare.
A completamento degli esami e visite sopra indicate, nel caso fossero tutte negative, toccherà al cardiologo escludere che vi siano delle cause specifiche ad origine cardiaca come ad esempio una patologia a carico delle valvole (come la stenosi aortica o l’insufficienza mitralica) o un problema al muscolo cardiaco. In tale ambito l’esame in grado di identificare in prima battuta queste patologie è sicuramente l’ecocardiogramma. 


Prof.ssa Martina Perazzolo Marra, 
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova 

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