
SALUTE
Prevenzione cardiovascolare per chi fa sport

Cos'è l'elettrocardiogramma da sforzo: bicicletta o scalino?
Quante volte ti sei detto "mi alleno regolarmente, mi sento bene, non ho bisogno di controlli medici"? Se ci pensi onestamente, probabilmente più di una volta. Eppure, prendersi cura del proprio cuore — soprattutto se fai attività fisica — è uno dei gesti più importanti che puoi fare per te stesso e per chi ti vuole bene: addirittura puoi scoprire malattie genetiche nella tua famiglia!
In questa Newsletter ti parliamo di prevenzione cardiovascolare: perché è fondamentale, a chi rivolgersi e quali esami fare. Senza tecnicismi inutili, promesso!
Partiamo dall'esame che spesso genera più curiosità (e qualche timore ingiustificato!): l'elettrocardiogramma da sforzo, detto anche ECG sotto sforzo o test ergometrico.
Prima di tutto: cos'è un elettrocardiogramma? Come abbiamo già detto nelle precedenti newsletter l’ECG è un esame semplice, indolore e non invasivo che registra l'attività elettrica del tuo cuore. In poche parole, "ascolta" i segnali elettrici che il cuore produce ad ogni battito e li trasforma in una serie di linee su un foglio o uno schermo. L'ECG a riposo dura pochi minuti: ti sdrai su un lettino, il tecnico applica una serie di elettrodi (piccoli adesivi) sul petto, sulle braccia e sulle gambe, e il gioco è fatto. Facile, veloce, indolore.
E quello "da sforzo"? Cosa cambia? Il cuore, come un motore, può sembrare perfetto quando è al minimo — ma rivela i suoi eventuali problemi quando accelera. Ecco perché l'ECG da sforzo è uno strumento così prezioso: permette al medico di osservare come si comporta il tuo cuore mentre lavora intensamente, simulando uno sforzo fisico progressivo e controllato. Nel contempo si può valutare anche l’andamento della pressione arteriosa e svelare ipertensioni non prima conosciute.
In pratica, durante l'esame ti viene chiesto di fare attività fisica graduale mentre sei costantemente monitorato. E qui arriva la domanda che tutti si fanno: bicicletta o scalino?
Nel test su bicicletta ergometrica (o cicloergometro), ti siedi su una bici stazionaria e pedali. La resistenza aumenta progressivamente a intervalli regolari (di solito ogni 2-3 minuti), rendendo la pedalata man mano più faticosa. Il vantaggio della bici è che il busto rimane abbastanza stabile, il che facilita la registrazione del tracciato ECG e la misurazione continua della pressione arteriosa. È l'opzione più diffusa in Italia e in Europa.
In alcuni centri si utilizza invece il tapis roulant, noto anche come test del “gradino”: cammini o corri su un nastro trasportatore che aumenta gradualmente velocità e inclinazione. In altri contesti, soprattutto per valutazioni più semplificate, può essere usato il classico test del gradino (step test), in cui sali e scendi da un gradino a ritmo costante. Questi metodi sono più comuni nei paesi anglosassoni o in specifici protocolli di valutazione.
Come si svolge l'esame nel concreto?
Durante lo sforzo, elettrodi e bracciale per la pressione rimangono applicati e i parametri vengono monitorati in tempo reale. L'esame si interrompe quando raggiungi la frequenza cardiaca target (calcolata in base alla tua età), oppure prima se compaiono sintomi o anomalie nel tracciato. Dopo lo sforzo, continua il monitoraggio anche nella fase di recupero.
Tutta la procedura dura in genere tra i 30 e i 60 minuti complessivi, sforzo incluso!
Le informazioni che ottengo al cicloergometro: solo frequenza cardiaca o capisco lo stato delle mie coronarie?
Quando fai sport — che tu sia un maratoneta o qualcuno che ha appena ripreso a correre dopo anni di sedentarietà — il tuo cuore lavora a regimi molto più elevati rispetto alla vita quotidiana. Alcune condizioni cardiache non danno alcun sintomo a riposo ma si manifestano solo sotto sforzo. L'ECG da sforzo è proprio lo strumento che permette di scoprirle in tempo, prima che diventino un problema serio.
Ma come è possibile che dall’andamento della frequenza cardiaca mentre pedalo si possa capire come stanno le arterie del mio cuore?
Questa è una delle domande più frequenti — e più intelligenti — che chi si avvicina al test ergometrico si pone. La risposta breve è: molto di più della semplice frequenza cardiaca! Ma è importante capire bene cosa questo esame può dirti... e cosa invece non può fare da solo.
Il cicloergometro non è "solo" un contapassi del cuore
Quando sali sulla bici ergometrica e inizi a pedalare, il medico non sta guardando semplicemente quanto veloce batte il tuo cuore. Sta osservando un insieme di parametri che insieme raccontano una storia molto precisa su come il tuo sistema cardiovascolare risponde alla fatica. Proviamo a scoprirli uno per uno, in modo semplice:
- La frequenza cardiaca: sì, ma non solo Certo, la frequenza cardiaca — cioè quante volte al minuto batte il tuo cuore — è uno dei parametri principali. Ma il medico non guarda solo il numero in sé. Osserva come la frequenza sale durante lo sforzo (è proporzionale all'intensità dell'esercizio?), se raggiunge i valori attesi per la tua età, e soprattutto come scende nella fase di recupero. Un cuore sano, dopo lo sforzo, abbassa la frequenza in modo rapido e regolare. Un rallentamento anomalo del recupero può essere già di per sé un segnale da approfondire.
- Il tracciato ECG: la vera star dell'esame Il cuore del test — è proprio il caso di dirlo! — è il tracciato elettrocardiografico registrato in continuo durante tutta la prova. Ed è qui che entrano in gioco le coronarie.
Le coronarie sono i vasi sanguigni che nutrono il muscolo cardiaco: portano ossigeno e glucosio al cuore, che ne ha bisogno per battere e pompare sangue in tutto il corpo. Quando una coronaria è parzialmente ostruita o ristretta (una condizione chiamata stenosi coronarica), a riposo il cuore riesce comunque a ricevere abbastanza sangue. Ma durante uno sforzo intenso, quando il cuore ha bisogno di molto più ossigeno, quella coronaria "stretta" non riesce a soddisfare la richiesta. Il muscolo cardiaco va in sofferenza: questa condizione si chiama ischemia miocardica da sforzo.
E questa sofferenza si vede sul tracciato ECG! In particolare, il medico cerca modificazioni di un tratto specifico del tracciato chiamato segmento ST: se questo tratto si abbassa o si alza in modo anomalo durante lo sforzo, è un segnale che una parte del cuore non sta ricevendo abbastanza sangue. Non è una diagnosi definitiva di infarto — sia chiaro! — ma è un campanello d'allarme serio che indica la necessità di approfondimenti. - La pressione arteriosa: un dato fondamentale Durante il test, la pressione viene misurata a intervalli regolari. È normale che salga durante lo sforzo fisico — è fisiologico! — ma il medico controlla che non superi certi limiti di sicurezza e soprattutto che si comporti in modo proporzionale e prevedibile. Una pressione che sale troppo rapidamente, che raggiunge valori eccessivi, o al contrario che cala sotto sforzo (ipotensione da sforzo), sono tutti segnali che meritano attenzione e che possono orientare verso diagnosi specifiche.
- I sintomi durante l'esame Non sottovalutare mai quello che senti durante il test. Il medico ti chiederà costantemente come stai, e tu devi essere onesto. Dolore o peso al petto, senso di oppressione, mancanza di respiro sproporzionata allo sforzo, vertigini, palpitazioni: sono tutti sintomi che il professionista valuta e che, combinati con i dati strumentali, arricchiscono enormemente le informazioni ottenute.
Quindi: il cicloergometro mi dice lo stato delle mie coronarie?
Sì, in parte — e con dei limiti importanti da conoscere. Il test ergometrico è un ottimo strumento di screening: ha una buona capacità di identificare chi potrebbe avere problemi coronarici significativi, soprattutto in persone con fattori di rischio (ipertensione, colesterolo alto, familiarità, fumo, sovrappeso). Tuttavia, non è infallibile:- Può dare risultati falsamente negativi (coronarie malate che non si manifestano al test)
- Può dare risultati falsamente positivi (tracciato anomalo in un cuore sano, più frequente nelle donne)
- Non visualizza direttamente le coronarie: per farlo servono esami più specifici come la coronarografia, la TC coronarica o la scintigrafia miocardica
Il vero valore del test: una fotografia dinamica del tuo cuore
Pensa al cicloergometro come a una fotografia del cuore in movimento: non ti dà solo un numero, ma un ritratto completo di come risponde alla sfida dello sforzo fisico. Frequenza cardiaca, pressione, tracciato elettrico, sintomi, capacità funzionale: tutto insieme racconta al medico se il tuo cuore è pronto per l'attività fisica che desideri svolgere — o se prima è necessario approfondire qualcosa.
Quando il medico dello sport si incontra con il cardiologo

l medico dello sport è uno specialista con una formazione molto specifica: conosce a fondo la fisiologia dell'esercizio fisico, sa come il corpo — e il cuore in particolare — risponde all'allenamento, alla fatica, allo stress fisico prolungato. Non si occupa solo di atleti professionisti o di campioni olimpici: è il riferimento per chiunque voglia fare attività fisica in modo sicuro e consapevole, dal ragazzo che inizia a giocare a calcetto al cinquantenne che ha deciso di riprendere a correre dopo anni di divano.
Il cardiologo si concentra sulla diagnosi e cura delle patologie cardiache: aritmie, malattie delle valvole, cardiopatie congenite, insufficienza cardiaca, malattia coronarica e molto altro.
Non devi aspettare di avere un problema conclamato per andare dal cardiologo: la prevenzione è parte integrante del suo lavoro. Anzi, in molti casi è proprio il medico dello sport a inviarti dal cardiologo per approfondire qualcosa che ha riscontrato durante la visita.
Ma quando i due specialisti si "incontrano"?
Il medico dello sport e il cardiologo non lavorano in compartimenti stagni: tra loro esiste un dialogo continuo e fondamentale per la tua sicurezza. I punti di maggior confronto tra i due specialisti sono sostanzialmente i seguenti: 1) un tracciato ECG anomalo; 2) i sintomi dell’atleta durante lo sforzo; 3) la familiarità per malattie cardiache; 4) Il follow-up del paziente cardiopatico che vuole fare sport
Il messaggio più importante
Non pensare al medico dello sport e al cardiologo come a due figure separate e alternative. Sono invece due alleati che lavorano insieme per darti la risposta più completa possibile: puoi fare sport in sicurezza? Con quali precauzioni? Hai bisogno di cure prima di ricominciare ad allenarti?
La collaborazione tra questi due specialisti rappresenta oggi lo standard più avanzato di prevenzione cardiovascolare nello sport — e tu meriti di beneficiarne, che tu sia un atleta agonista o semplicemente qualcuno che vuole tenersi in forma senza rischi!
Prof.ssa Martina Perazzolo Marra,
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova
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