
Quando si ha il fiato corto quando preoccuparsi e cosa fare
Quando si ha il fiato corto quando preoccuparsi e cosa fare

La mancanza di respiro come inquadrare il sintomo
La mancanza di respiro è un sintomo che in medicina viene definito come dispnea, ovvero la sensazione soggettiva di respirazione difficoltosa, che può essere descritta anche affanno o difficoltà a fare un respiro profondo. Tale condizione rappresenta un sintomo che non necessariamente si traduce in malattia. Ad esempio è una situazione abbastanza normale avvertire una sensazione simile in condizioni di grande caldo o in situazioni di ansia e stress. D’altro canto è pur vero che la vera e propria mancanza di respiro può identificare anche delle condizioni cliniche patologiche croniche che se trascurate possono aggravarsi e costringerci a rimedi più difficoltosi e complessi. Come sempre il nostro primo riferimento in caso di mancanza di respiro cronica che noi avvertiamo come dispnea che fatica a migliorare nei giorni e nelle settimane è il nostro Medico di Medicina Generale. Il confronto con il medico curante è fondamentale in quanto dal racconto di come insorge in noi la dispnea, guidati dalle giuste domande che egli ci pone ci si può orientare sul tipo di dispnea e quindi sul tipo di percorso diagnostico da eseguire.
Nel caso invece di una dispnea insorta rapidamente nel giro di poco tempo, anche solo ore, e non inserita in un particolar evento emotivo e stressante, sarà invece opportuno affidarsi alle cure tempestive del Pronto Soccorso per escludere delle cause maggiori soprattutto cardiache come lo scompenso o polmonari come l’asma.
Quando cominciamo ad avvertire una dispnea ogni giorno più fastidiosa ed invalidante le nostre consuete attività è bene rivolgersi al Curante che identificherà se si tratta di un sintomo di patologia o invece è legata ad altro. In particolare in alcune condizioni basterà modificare il proprio stile di vita, ad esempio calando di peso o riducendo stress o ansia, sedentarietà, mancanza di allenamento muscolare. In base all’anamnesi condotta dal curante si potrà capire se per esempio ci sono delle condizioni predisponenti legati ad esempio ad anemia: il caso può riguardare una donna con ciclo mestruale che negli ultimi mesi si è fatto più abbondante o magari un soggetto con emorroidi sanguinanti. Ecco quindi che attraverso il dosaggio dell’emoglobina mediante l’esecuzione dell’emocromo si può capire se abbiamo una anemia e nel caso se da perdita cronica o da deficit di ferro o vitamine come abbiamo già affrontato nelle precedenti Newsletter. Infatti una anemia cronica può essa stessa causare anemia per un meccanismo simile a quello di un’auto senza benzina: se il nostro sangue è povero della nostra “benzina” (ovvero l’emoglobina) ci troveremo ad avere dispnea soprattutto da sforzo e ci sentiremo sempre stanchi, ovvero astenici. Altra condizione che può crearci dispnea ed facile affaticabilità è ad esempio una malattia renale misconosciuta e quindi il Curante visitandoci, notando magari degli edemi agli arti inferiori, nel prescriverci un dosaggio della creatinina e l’esame delle urine potrà escludere o confermare il problema.
Perchè una visita specialistica: come ci si può aiutare lo Pneumologo

Nel caso in cui le valutazioni iniziali indichino che la dispnea in qualche modo sottende una patologia ecco che si rende necessaria una visita specialistica. A questo punto spesso ci si trova nel mezzo di una partita di tennis clinicamente parlando! Ebbene si, in quanto il sintomo dispnea è un aspetto comune a due specialisti, ovvero lo Pneumologo ed il Cardiologo. La vera sfida è capire quando la causa quindi risiede nei polmoni, o invece al contrario esistono dei problemi cardiaci che la determinano. Dalle due singole visite specialistiche eseguite in abbinamento a precisi esami strumentali si riesce a capire quale delle due componenti è prevalente.
La dispnea di origine polmonare spesso è riconducibile alle seguenti cause: un’asma bronchiale, la presenza di una brocopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), una polmonite o uno pneumotorace. In tutte queste condizioni sarà dirimente una buona anamnesi per capire se siamo soggetti allergici e quindi con predisposizione all’asma, o al contrario a causa del fumo di sigaretta o esposizione a sostanza tossiche per i polmoni abbiamo sviluppato una BPCO. In questi casi ci verrà prescritta una radiografia del torace e delle prove di funzionalità respiratoria talora comprendendo anche la valutazione della misura della diffusione del monossido di carbonio (DLCO). In situazioni diverse si può sospettare uno pneumotorace magari a seguito di un trauma toracico. In altre condizioni ancora come ad esempio dispnea associata a tosse persistente potrà essere sospettata una polmonite magari atipica per cui nuovamente ci verranno prescritti una radiografia del torace e sierologie ematiche specifiche.
Perchè una visita specialistica: come ci può aiutare il Cardiologo

Nell’ambito di questa partita tennistica volta a se il responsabile della mancanza di respiro sia il cuore o il polmone, si inserisce anche una valutazione cardiologica. Alla base della valutazione cardiologica, unitamente agli esami ematochimici di cui abbiamo parlato sopra come l’emocromo e la creatinina, è fondamentale eseguire un elettrocardiogramma.
L’elettrocardiogramma come abbiamo già avuto modo di ribadire più volte è un esame estremamente informativo che nell’ambito della dispnea può per esempio rilevare una aritmia che la determina, come una fibrillazione atriale o nei casi più seri un blocco atrioventricolare.
Le cause cardiologiche di dispnea sono sostanzialmente riconducibili a due grandi categorie: un iniziale scompenso cardiaco o una patologia delle valvole cardiache. In entrambi i casi già la visita del cardiologo mediante l’esame obiettivo, la misurazione della pressione arteriosa e l’auscultazione del cuore, può indirizzare verso la diagnosi corretta. L’esame principale sarà poi l’esecuzione dell’ecografia del cuore, il cosiddetto ecocardiogramma che ci farà vedere come è la pompa cardiaca e lo stato delle valvole. In particolare le valvulopatie che spesso di manifestano con dispnea in fase iniziale sono l’insufficienza valvolare mitralica nei soggetti più giovani, la stenosi valvolare aortica in quelli più anziani. L’ecocardiografia è inoltre il primo step diagnostico nei casi di sospetta patologia ad interessamento cardiopolmonare ovvero l’ipertensione polmonare, condizione poco nota ma che in determinate categorie di soggetti come coloro che sono affetti da sclerodermia, può essere invece frequente.
Ecco quindi che senza essere eccessivamente allarmisti, di fronte ad una mancanza di respiro che non ci convince parliamone con il nostro medico di base che saprà indirizzarci agli esami di primo e secondo livello più adeguati.
Prof.ssa Martina Perazzolo Marra,
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova



