Prevenzione non solo cardiovascolare:cominciamo dalla prostata

Prevenzione non solo cardiovascolare:cominciamo dalla prostata

Prevenzione non solo cardiovascolare:cominciamo dalla prostata

Cos'è il dosaggio del PSA

Quando si parla di prevenzione, spesso il pensiero corre subito al cuore, alla pressione arteriosa, al colesterolo. Gli aspetti sopra descritti sono stati trattati nelle Newsletter precedenti e da Cardiologa non li abbandono, li riprenderemo sempre! Tuttavia nella mia pratica clinica quotidiana sempre di più mi confronto con le cosiddette “comorbidità” dei miei pazienti, ovvero le altre malattie di cui soffrono al di là del cuore! Iniziamo oggi ad affrontare una serie di argomenti non strettamente cardiologici ma che rientrano nel concetto globale di “Prevenzione”
Affrontiamo per primo un aspetto di prevenzione l maschile, la cui salute maschile passa anche attraverso un altro esame, semplice quanto prezioso: il dosaggio del PSA.
PSA è l'acronimo di Antigene Prostatico Specifico (in inglese Prostate-Specific Antigen), una proteina prodotta dalle cellule della ghiandola prostatica. In condizioni normali, piccole quantità di PSA entrano nel circolo sanguigno, ma quando qualcosa non va — un'infiammazione, un ingrossamento benigno della prostata o, nei casi più seri, un tumore — i livelli nel sangue tendono ad aumentare.
Il test è semplicissimo: basta un prelievo del sangue, esattamente come quello che si fa per controllare la glicemia o il colesterolo. In pochi giorni il laboratorio restituisce un valore numerico espresso in ng/mL (nanogrammi per millilitro). Generalmente si considera normale un valore inferiore a 4 ng/mL, ma attenzione: non esiste una soglia universale valida per tutti. Il valore deve sempre essere interpretato dal medico in relazione all'età, al volume della prostata e all'andamento nel tempo (la cosiddetta velocità del PSA).
Un valore alto, infatti, non significa automaticamente tumore. Può essere causato da una prostatite (infiammazione della prostata), da un'iperplasia prostatica benigna (ingrossamento non tumorale, molto comune dopo i 50 anni) o persino da un'attività fisica intensa nelle ore precedenti il prelievo. Al contrario, un valore nella norma non esclude completamente la presenza di una malattia. Ecco perché il PSA è uno strumento di screening, non una diagnosi definitiva: è il punto di partenza di un percorso, non il punto di arrivo.
Il tumore della prostata è il tumore più frequente negli uomini nei Paesi occidentali. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 40.000 nuovi casi. La buona notizia è che, se scoperto in fase precoce, ha una prognosi eccellente: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi supera il 90%. Ecco perché la prevenzione, e il dosaggio del PSA in particolare, fanno davvero la differenza.

L'urologo: perchè non averne paura e a quale età si deve cominciare ad eseguire visite urologiche

Dal Cardiologo vanno tutti, prima di iniziare la palestra, per il riscontro di pressione alta ad esempio, ma se c'è una figura medica che molti uomini tendono a evitare — per imbarazzo, per paura o semplicemente per scaramanzia — è proprio l'urologo! Eppure si tratta di una visita che, come quella dal cardiologo o dall'oculista, dovrebbe entrare a far parte della routine di ogni uomo adulto.
La visita urologica è molto meno invasiva di quanto si immagini. Dopo una raccolta dettagliata della storia clinica (eventuali sintomi urinari, familiarità, farmaci assunti), il medico può effettuare una visita obiettiva che include, se ritenuto necessario, l'esplorazione rettale digitale (DRE). Sì, lo sappiamo: è la parte che spaventa di più. Ma dura pochissimi secondi, non è dolorosa e fornisce informazioni preziose sulle dimensioni, la consistenza e la superficie della prostata, che il solo PSA non riesce a dare. Medico e paziente insieme possono così costruire un quadro molto più completo.
A quale età bisogna cominciare? Le linee guida internazionali suggeriscono di avviare uno screening attivo intorno ai 50 anni per gli uomini senza fattori di rischio particolari. Ma ci sono situazioni in cui è consigliabile anticipare:

  • A partire dai 40-45 anni se si ha un padre o un fratello con diagnosi di tumore alla prostata (il rischio raddoppia in presenza di familiarità di primo grado);
  • A partire dai 40 anni per gli uomini di origine africana o afrocaraibica, che statisticamente presentano un rischio più elevato e una forma di malattia spesso più aggressiva.

In ogni caso, il primo passo è parlarne con il proprio medico di base, che potrà valutare la situazione individuale e indirizzare verso lo specialista quando necessario. Non aspettate i sintomi: il tumore alla prostata nelle fasi iniziali è quasi sempre asintomatico. I disturbi urinari (difficoltà a urinare, flusso debole, minzione frequente notturna) compaiono più spesso in caso di iperplasia benigna, non necessariamente di tumore, ma sono comunque un segnale che vale la pena approfondire.
Ricordate: andare dall'urologo non è un atto di debolezza, è un gesto di rispetto verso sé stessi e verso chi ci vuole bene.

Lo stile di vita e tumore alla prostata: quali fattori di rischio e ogni quanto dosarlo?

Come per molte altre malattie, anche nel tumore alla prostata lo stile di vita gioca un ruolo importante — non sempre determinante, ma certamente significativo. Conoscere i fattori di rischio modificabili significa avere in mano uno strumento concreto di prevenzione.
I principali fattori di rischio su cui possiamo intervenire (quelli denominati “modificabili”):

  1. Alimentazione ricca di grassi saturi e carne rossa: diversi studi associano un consumo elevato di carni processate e grassi animali a un rischio aumentato. Al contrario, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e pesce sembra avere un effetto protettivo.
  2. Olio d'oliva e licopene: il licopene, pigmento presente nei pomodori (specialmente cotti), nelle angurie e nei pompelmi rosa, ha mostrato proprietà antiossidanti potenzialmente protettive. La dieta mediterranea si conferma ancora una volta un alleato prezioso.
  3. Obesità e sedentarietà: il sovrappeso, soprattutto l'accumulo di grasso addominale, è correlato a forme più aggressive di tumore prostatico. L'attività fisica regolare, invece, ha un effetto protettivo dimostrato.
  4. Fumo: il legame con il tumore alla prostata è meno diretto rispetto ad altri tumori, ma il fumo rimane comunque un fattore che peggiora la prognosi generale e aumenta il rischio di recidiva.
  5. Alcol: un consumo elevato e continuativo è associato a un rischio leggermente aumentato.

fattori di rischio non modificabili (ma da tenere a mente) sono invece:

  1. Età: il rischio aumenta sensibilmente dopo i 50 anni e ancora di più dopo i 65.
  2. Familiarità: come già accennato, avere un parente di primo grado malato aumenta il rischio.
  3. Origine etnica: gli uomini di origine africana presentano un rischio più elevato.

Ogni quanto dosare il PSA? Non esiste una risposta unica, ma ecco alcune indicazioni di massima condivise dalla comunità scientifica:

Situazione Frequenza consigliata
Nessun fattore di rischio, PSA basso (< 1 ng/mL a 40 anni) Ogni 4-5 anni
PSA tra 1 e 3 ng/mL, nessun sintomo Ogni 1-2 anni
Familiarità o fattori di rischio Annualmente, su indicazione dell'urologo
Dopo i 70 anni, PSA stabile e basso Da valutare con il medico caso per caso

L'obiettivo non è creare allarmismo, ma costruire una cultura della prevenzione che nei Paesi del Nord Europa ha già dimostrato di ridurre significativamente la mortalità per questa malattia.
La prostata, in fondo, merita la stessa attenzione che dedichiamo al cuore. Prendetevi cura di voi — e convincete anche chi vi sta vicino a farlo!

Prof.ssa Martina Perazzolo Marra,
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova

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