Mi sento un tuffo al cuore: solo un cardiopalma benigno?

Mi sento un tuffo al cuore: solo un cardiopalma benigno?

Il sintomo del cardiopalmo: cosa significa

A tutti nella vita sarà capitato di avvertire inaspettatamente la percezione del proprio battito cardiaco non ravvisato precedentemente. In molti casi in realtà lo percepiamo come un battito mancante, una sorta di tuffo al cuore come se si fermasse, prendesse il respiro e poi riparte! In alcuni casi poi lo avvertiamo nel battito successivo come vigoroso talora percepibile anche in gola.
Questo battito che avvertiamo come mancante è in realtà un battito in più che in termini tecnici cardiologici si chiama “extrasistole”: noi avvertiamo la sensazione di tuffo al cuore perché il battito successivo produce una contrazione più vigorosa del precedente anche se più distanziata dall’ultimo battito.
Queste extrasistoli possono essere sporadiche, ovvero una singola ogni tanto, oppure invece ripetitive e allora le avvertiremo come un cardiopalmo prolungato. In casi rari quando sono ripetitive e prolungate configurano una vera e propria aritmia che può causare uno svenimento (altresì detta “sincope”) soprattutto nel caso in cui abbiamo una malattia di cuore e magari non lo sappiamo. Prima però di allarmarci è bene ricordare che la maggior parte dei casi è dovuta ad extrasistolia benigna influenzata da abitudini e stili di vita e talora da alterazioni ormonali.
Innanzitutto la tachicardia (ovvero un battito cardiaco accelerato) in molti casi è una risposta fisiologica ad uno stimolo che aumenti l’adrenalina come una emozione o uno stress. In altri casi può essere dovuto all’eccessiva assunzione di caffeina o teina o altre bevande stimolanti. Non dimentichiamo che se avvertiamo questi sintomi soprattutto dopo un pasto, magari la sera quando ci distendiamo, la causa più facile è che tali sintomi siano riconducibili a patologie gastrointestinali come un reflusso gastroesofageo o gastrite. Infine un fattore spesso dimenticato ma da tenere assolutamente in considerazione è l’assetto ormonale della tiroide: proprio la funzione ormonale di questa ghiandola regola la nostra frequenza cardiaca e quindi basterà un semplice dosaggio di questi ormoni nel sangue (TSH, t3, T4) per capire se questa è la fonte del nostro problema. 

Quale esame fare nel caso di un extrasistolia?

Di fronte alla nostra sensazione di tuffo al cuore o cardiopalmo la prima cosa da fare è una visita cardiologica. Nell’ambito della visita specialistica cardiologica il Cardiologo ci porrà una serie di quesiti mirati a capire se l’extrasistolia ha già una causa potenzialmente correggibile (ad esempio lo stress, la deprivazione di sonno) o se servono degli esami come quelli di cui si accennava sopra. 
A seguire la prima cosa che si farà è un elettrocardiogramma a 12 derivazioni di base: questo ha lo scopo di vedere se già di base ci sono delle anomalie che possono indicare una cardiopatia che a sua volta predispone alle aritmie, ad esempio una ipertrofia ventricolare sinistra che ci fa sospettare la presenza di ipertensione arteriosa magari misconosciuta! Se poi siamo fortunati possiamo anche registrare l’extrasistole se questa avviene nei secondi in cui si ottiene la traccia elettrocardiografica. 
Eseguita questa prima valutazione è necessario “vederla” questa extrasistole, in quanto alla sensazione di cardiopalmo o palpitazione avvertita dal paziente possono corrispondere diverse aritmie, in particolare le due grandi categorie sono quelle atriali (dette anche sopraventricolari) o invece ventricolari. È fondamentale capire a quali delle due categorie appartiene la sintomatologica in quanto ci sono situazioni cardiologiche ben diverse e trattamenti eventuali assolutamente diversi. In base al nostro racconto il Cardiologo ci indirizzerà verso l’esame migliore e più adatto a noi. Ma su che base sceglie il Cardiologo quel metodo usare per vedere le nostre aritmie? La scelta si basa sulle caratteristiche di frequenza di insorgenza dei sintomi e sulla probabilità di “catturare” con una registrazione dell’ECG l’aritmia ipotizzata. Ecco quindi che se io avverto questa sensazione di tuffo al cuore quasi ogni giorno magari la sera, avrò una ragionevole probabilità di “intercettare” l’evento anche solo con una registrazione dell’ECG nell’ambito delle 24 ore: il mio esame sarà quindi un ECG secondo Holter delle 24 ore. Se poi mi accorgo che questi sintomi mi accade ad esempio all’inizio dell’attività fisica cercherò di ricreare le stesse condizioni di attività con indosso l’ECG Holter al fine di registrare l’aritmia. In altre circostanze invece il fatto potrebbe avvenire per esempio una-due volte la settimana e quindi l’esame da scegliere sarà un ECG Holter settimanale. Ci sono condizioni particolari in cui il sintomo avviene solo alcune volte all’anno ma di intensità tale, magari accompagnato a senso di svenimento, per cui è necessario eseguire l’analisi con un metodo più invasivo come l’impianto sottocute di un microdevice che registra per molti mesi l’attività cardiaca e trasmette wireless le eventuali aritmie: questo si chiama loop-recorder.

Le extrasistoli ed il muscolo cardiaco: c'è un legame?

 

Nel processo diagnostico finalizzato ad etichettare come benigna una extrasistole oltre a vederla con gli esami che abbiamo citato sopra è fondamentale capire come è il cuore in cui si realizza questa extrasistolia. In altre parole è fondamentale vedere il nostro cuore, accertarci che esso abbia dimensioni cavitarie e spessori delle pareti entro i limiti, che abbia una corretta forza propulsiva e che le valvole siano integre e funzionino perfettamente. L’esame principale più informativo, meno invasivo e facilmente eseguibile è l’ecocardiogramma bidimensionale colorDoppler. Questo esame ci permette di confermare la presenza di un cuore strutturalmente sano o in caso contrario ci può suggerire la sottostante causa della extrasistolia come ad esempio una cardiopatia ipertensiva (frutto di una ipertensione arteriosa non controllata) o anche la presenza di una specifica cardiomiopatia strutturale. In ultima analisi è bene specificare che in alcuni casi sebbene l’ecocardiogramma sia normale, la forma dell’extrasistolia rilevata potrebbe suggerire indagini aggiuntive che ci indicherà il nostro Cardiologo, come ad esempio la risonanza magnetica cardiaca: esame affascinante di cui avremo modo di parlare a lungo!


Prof.ssa Martina Perazzolo Marra, 
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova 

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