Le basi del check up cardiovascolare periodico

Le basi del check up cardiovascolare periodico

Il significato dello screening bioumorale periodico

La parola screening indica l’esecuzione di un esame che consente di individuare in fase iniziale una certa malattia, spesso un tumore o una malattia cardiovascolare, in persone asintomatiche. Le metodiche di screening per definirsi tali devono essere facilmente eseguibili ed in grado di identificare il soggetto malato nei grandi numeri dei sani.
L’atteggiamento personale verso lo screening è molto variabile e dipende dalla sensibilità personale verso la malattia. Molte persone pur avendo accessibilità all’esecuzione degli esami di primo livello come quelli ematochimici, non li eseguono per paura di trovare “qualcosa”. Altri pensano che aver fatto gli esami una volta in passato, sia sufficiente ad aver eseguito una sorta di “tagliando” per la vita. In realtà gli esami ematochimici per la maggior parte sono differenti in termini di valori di normalità in base all’età. Tale dipendenza dall’età come valori di riferimento si deve al fatto che il processo di invecchiamento ne modifica i livelli così come quello ormonale. Pensiamo solo all’enorme cambio ormonale che subiamo tutti nell’età puberale ed adolescenziale e soprattutto per le donne nella fase della menopausa. In questa ultima situazione ormonale ad esempio, oltre all’intuitivo cambio nel rapporto estrogeni/progesterone, cambia profondamente in maniera forse meno nota anche l’assetto lipidico. Nella nostra vita poi moltissime modifiche dello stile di vita possono modificare il nostro “assetto biochimico” senza che noi ne possiamo avvertire delle modifiche in termini di sintomi. Ad esempio una alimentazione scorretta, spesso gestita con pranzi e cene fuori casa, associati alla sedentarietà possono cambiare profondamente il nostro assetto lipidico (ovvero il colesterolo) ed anche quello glucidico. Una glicemia alterata a digiuno, magari confermata da un valore anche solo lievemente aumentata, indica un iniziale intolleranza glucidica che è l’anticamera del diabete.
L’atteggiamento giusto verso le metodiche di screening è quello positivo. Ovvero in maniera consapevole e tranquilla ci si dovrebbe approcciare agli esami sapendo che avendoli fatti anche senza sintomi, anche se si “trova qualcosa che non va”, riscontrata senza sintomi o altri campanelli di allarme, è una possibilità in più che ci concediamo per correggere alcune abitudini o alterazioni prima che queste diventino una vera e propria malattia.

Quali esami del sangue dovrei fare per un check up di base?

Affrontato lo scoglio psicologico della decisione di approfittare della possibilità di uno screening bioumorale, occorre confrontarsi con il nostro medico di base per valutare quali esami eseguire. Per esami ematochimici si intendono gli esami del sangue, ottenuti con prelievo da vena periferica: poche provette ed una puntura che neanche avvertiamo ci può fornire un pannello completo sui parametri generali del funzionamento della nostra magnifica macchina corporea.
Di base gli esami ematochimici che ci verranno richiesti partono col l’emocromo. L’emocromo come abbiamo avuto modo di affrontare nelle Newsletter precedenti, ci indica lo stato di salute della nostra emoglobina. Generalmente l’alterazione più frequente è la sua riduzione, nota come anemia, che può essere una condizione da cui siamo affetti dalla nascita in forma benigna (la famosa anemia mediterranea), o magari perché perdiamo emoglobina come ad esempio in condizioni parafisiologiche come il ciclo mestruale. Se i valori sono eccessivamente bassi, questi poi innescano altri accertamenti come per esempio la prima cosa la ricerca di sangue occulto nelle feci.
L’organo più facile da studiare in prima battuta con gli esami ematochimici è indubbiamente rappresentato dal rene. In questo caso gli esami base sono il dosaggio della creatinina (creatininemia), l’azotemia, ionemia (ovvero la concentrazione degli ioni come sodio, calcio, potassio) e l’esame delle urine. L’esame delle urine ci informa sulla capacità corretta dei reni di “concentrare” le urine facendoci perdere poche proteine. Il riscontro di proteine nelle urine (proteinuria) può essere la prima spia di malattie in fase inziale che per il momento non si manifestano con sintomi. Nel caso di proteinuria dovremo concentrarci sui reni, possibili sindromi nefrosiche, o malattie ematologiche sistemiche come alcune forme di amiloidosi ad esempio.
Il fegato è un altro organo facile da analizzare e studiare in prima battuta con gli esami del sangue. Il medico di base infatti ci chiederà il dosaggio di alaninaminotransferasi (ALT/GPT) e aspartatoaminotransferasi (AST/GOT), gamma GT, PTT (Tempo di tromboplastina parziale), PT (Tempo di protrombina).
Infine nell’ambito di un prelievo di sangue per il nostro controllo generale annuale un posto di rilievo lo occupa il dosaggio dell’assetto lipidico. Per assetto lipidico si intende il dosaggio di colesterolo totale, colesterolo HDL e trigliceridi (TG). Il dosaggio del cosiddetto “colesterolo cattivo” ovvero il colesterolo LDL non serve richiederlo nella richiesta o impegnativa in quanto è calcolabile direttamente conoscendo il dosaggio di colesterolo totale, HDL e trigliceridi mediante una formula nota come formula di Friedewald.
Pochi esami, poco sangue, poche provette, ma molte informazioni sulla nostra salute!!!

Un elettrocardiogramma nella vita ti basta?

La risposta a questa domanda volutamente provocatoria trova una risposta nella seguente frase: almeno una volta nella vita, ma andrebbe ripetuto.
Il fatto che almeno una volta nella vita andrebbe eseguito trova razionale nella presenza di alcune alterazioni per così dire “congenite” che sono presenti nell’elettrocardiogramma (ECG) indipendentemente dall’età e dalla nostra conformazione fisica. Mi riferisco in questo caso alle cosiddette “canalopatie” tra cui si annoverano sindrome del PR corto, sindrome del QT lungo, sindrome del QT corto, sindrome di Brugada. Come anticipato il nostro ECG è sostanzialmente l’impronta digitale della forma e posizione del nostro corpo all’interno del torace e dell’espressione elettrica sulla superficie corporea e quindi dipendente dall’aria nei nostri polmoni, dalla forma del nostro torace, la presenza di muscoli pettorali più o meno sviluppati, la presenza di seno più o meno voluminoso. È intuitivo quindi come nella descrizione sopra fornita delle variabili fisiologiche che determinano la nostra “personale e peculiare” forma di ECG possono cambiare nel tempo, pensiamo solo alle modifiche del nostro corpo dall’età infantile a quella puberale. E quindi ecco perché andrebbe ripetuto nella vita, ma non solo!
Il motivo principale per cui l’ECG andrebbe ripetuto risiede nel fatto che esso è altamente sensibile alle modifiche elettriche indotte dalle modifiche del muscolo cardiaco, in primis per esempio l spessore del muscolo cardiaco che se aumentato (sopra i 12 mm) esso indica una “ipertrofia” miocardica. La prima causa di ipertrofia miocardica è la presenza di ipertensione arteriosa: la condizione di ipertensione arteriosa non necessariamente è sintomatica, anzi alle volte ci si sente iperattivi, anche se essa danneggia occultamente il nostro cuore. Un ECG con nuovo riscontro di ipertrofia ventricolare sinistra è un ottimo metodo di screening per scoprire se abbiamo una ipertensione arteriosa misconosciuta!

Prof.ssa Martina Perazzolo Marra,
Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica
Università degli Studi di Padova

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