BENESSERE

La formazione: non un costo, ma un investimento sulla salute

I settori più colpiti rimangono le costruzioni (148 decessi nel 2025), le attività manifatturiere (117) e il trasporto/magazzinaggio (110). In questo contesto, i corsi di formazione previsti dal D.Lgs 81/08 (e dai recenti aggiornamenti dell'Accordo Stato-Regioni del 2025) non sono semplici adempimenti.
La formazione specifica permette di:

  • Identificare i "Near Miss": Riconoscere i mancati infortuni è fondamentale per prevenire quelli reali.
  • Gestire l'Errore Umano: La maggior parte degli incidenti avviene per eccesso di confidenza o mancata percezione del rischio.
  • Eseguire un aggiornamento Tecnico: Con l'introduzione di nuovi macchinari e dell'IA nei processi produttivi, le competenze di sicurezza devono evolvere parallelamente a quelle operative.

Verso una nuova cultura della sicurezzaArticoli Precedenti

Il dato sulle malattie professionali, cresciute di oltre il 10% nel 2025, ci ricorda che la sicurezza non riguarda solo il trauma improvviso, ma anche l'usura silenziosa dei corpi e delle menti (stress lavoro-correlato o deterioramento di certi muscoli messi giornalmente sotto stress).
"La sicurezza non si compra al mercato e non è un regalo", ammonivano i sindacati durante le mobilitazioni dello scorso anno. È un processo partecipativo. Le aziende che investono in formazione di qualità — andando oltre il minimo sindacale delle ore obbligatorie — registrano non solo meno infortuni, ma anche una produttività superiore e un clima aziendale migliore.
Finché la contabilità delle vite perse non segnerà un netto cambio di passo, ogni corso sulla sicurezza resterà l'appuntamento più importante nell'agenda di ogni lavoratore e imprenditore italiano.

Oltre l'Obbligo di Legge: La Formazione come Scudo contro la Strage Silenziosa

Di Redazione Attualità 20 Febbraio 2026

Non è solo una firma su un registro o un pomeriggio passato a guardare slide in una sala riunioni. La sicurezza sul lavoro, troppo spesso derubricata a burocrazia “necessaria", se non addirittua “fastidiosa”, rappresenta oggi l'unico vero argine contro una tendenza statistica che stenta a flettere. Mentre l'innovazione tecnologica incanta con l’idea di un ambiente lavorativo sempre più sotto controllo, i dati ci raccontano una realtà diversa: quella di un Paese dove il rischio resta una costante quotidiana.

I numeri dell'emergenza: il bilancio 2022-2025

I dati consolidati e le proiezioni più recenti fornite dall'INAIL delineano un quadro di instabilità preoccupante. Dopo un 2022 che è stato l'anno della ripresa post-pandemica con un forte rimbalzo degli infortuni, il triennio successivo ha confermato non solo che la strada per la "quota zero" è ancora lunga e impervia, ma anche che ci stiamo muovendo nella direzione opposta.
Secondo l'ultimo report dell'Istituto (febbraio 2026), il 2025 si è chiuso con un totale di 597.710 denunce di infortunio, segnando un incremento dell'1,4% rispetto alle 589.571 del 2024. Ancora più drammatico è il dato sulle vittime: nell'ultimo anno solare i morti sul lavoro sono stati 1.093, in linea con i 1.090 del 2024 e in aumento rispetto ai 1.041 registrati nel 2023.
Ecco una sintesi dell'andamento infortunistico basata sui dati INAIL e le analisi dell'Osservatorio Vega Engineering:

 

Anno Denuncie di Infortunio Totali Casi Mortali Denunciati Note principali
2022 ~697.000 1.090 Forte aumento post-Covid e incidenza "in itinere"
2023 ~585.000 1.041 Lieve flessione delle denunce totali
2024 ~589.571 1.090 Stabilità nei decessi, aumento malattie professionali
2025 ~597.710 1.093 Incremento infortuni (+1,4%) e criticità trasporti

 

A cura di Fondo EASI – Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa

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